LA TRANSUMANZA NELLA TRADIZIONE DI FIUMALBO (MO)

Uomini, animali, nostalgie, fatica, tutto si muoveva da Fiumalbo dopo la benedizione in piazza, dall'otto settembre a maggio inoltrato, tutti sarebbero stati lontani, scendendo prima lungo torrenti poi fiumi sempre piu grandi a rincorrere l'ultima erba. Giu fino al Panaro poi ad incontrare il Secchia e piegare infine sulla riva del grande fiume a raggiungerne il vasto delta tra nebbie canali e panorami desolatamente piatti. In primavera, si seguiva un'altra erba attraverso i colli bolognesi, fino a tornare all'inizio dell'estate all'aria tersa dell'alpe, su prati verde smeraldo dopo mesi di grigio. La data, corrispondente alla nativita della Madonna, a Fiumalbo rappresentava lo spartiacque dell'annata agraria, in luogo del tradizionale San Martino, quindi ideale per l'inizio del grande spostamento. Anche in altre regioni e segnalata la partenza nella stessa data, c'e da supporre quindi che la cosa sia legata a fattori altimetrici e climatici.Grande spostamenti, in quanto a Fiumalbo il numero di ovini censiti e rimasto stabile dal '600 alla fine del anni '50, e si attestava attorno ai 15000 capi. A dire il vero possiamo distinguere due modalita di spostamento: uno tipico del versante piu orientale, ai piedi del Cimone, corrispondente alle localita di Versurone e Montalecchio. Qui Vergai, proprietari di grossi greggi, raccoglievano e conducevano in transumanza i nuclei di 30-50 ovini appartenenti agli agricoltori stanziali, che integravano cosi l'allevamento di bovini e le coltivazioni. Questi ultimi quindi rimanevano sui loro poderi e mandavano al massimo i ragazzi a fare da garzoni. A proposito si ricorda ancora di un vergaio, che un anno pago i 14 garzoni al ritorno dalla transumanza, con lana della tosatura delle code. Nella parte occidentale, la zona di case Bicci per intendersi, la pastorizia rappresentava l'attivita principale, i greggi oscillavano tra i 150 e 500 capi di proprieta di un'unica famiglia che seguiva il gregge verso il piano.Questo faceva si che invece di raggiungere i grandi spazi del delta potessero fermarsi nella bassa modenese e ferrarese, tra Casumaro, Cento, Scortichino, Vigarano Mainarda, a volte fino ad Ostellato nel mantovano, ed in primavera ripercorressero a ritroso il tragitto autunnale.Le poche eccezioni a questa pratica, caratterizzate da spostamenti verso la toscana si ebbero in caso di emergenze sanitarie come la peste del '600, la spagnola del primo dopoguerra od in caso di eventi bellici come dopo il secondo conflitto.